SB2 Il viaggio che da vari anni Serena ha intrapreso non è, certo, privo di ostacoli. A volte il mare è quieto e il cielo terso, talaltra gli scogli nascondono grosse ondate. Ma l’artista, grazie all’innata passione per i colori, sembra cominciare a ben adoperare le vele e la barra del timone. Molte e svariate sono le idee che si intrecciano e si accavallano, prima di trovare faticosamente l’uscita e di prendere consistenza sulla tela. Così, al contempo, possiamo trovarci di fronte ad una pittura più morbida, velata, limpida, di sapore scolastico e non ancora del tutto personale, ma anche a brani di allusività fantastica, nei quali il pigmento diventa più forte, denso, ricolmo di sentimenti che sono stati d’animo. La secchezza nervosa che si può notare in alcuni quadri risalenti all’inizio del viaggio (vere e proprie esercitazioni) lascia sempre più spesso il posto ad un sogno continuo, da cui si sprigionano immagini pregne di luce metallica che si insinua negli anfratti delle cose, secondo gradazioni che, ora, tendono ad una gamma di azzurri, ora, alla passionalità dei rossi.

Nelle Nature morte, in particolare, la pittrice sa andare oltre la rappresentazione che, pure, a tratti, è minuziosa, e caricare la pittura di un simbolismo latente. Esse non si possono, indubbiamente, definire serene: assomigliano ad una matassa aggrovigliata, ad una nuvolaglia minacciosa. Sono quadri pieni dei suoi pensieri che quasi si aggrumano, trasportandoci lontano. Atmosfere solitarie e silenziose oltrepassano l’apparenza: tutto si mostra  sospeso tra la visione e il ricordo. È evidente che Serena stia cercando un proprio lessico, al momento in fieri, ma già in grado di approdare a soluzioni interessanti, creando un suggestivo contrasto tra la situazione reale e l’atmosfera magica che il risultato del quadro suggerisce.

Lo stesso potremmo dire dei suoi paesaggi, pervasi da un’aura incantata, proiettati in un non-tempo e in un non-luogo, nella silenziosa ricerca del mistero nascosto dietro le cose, in attesa di svelare l’arcano. E l’artista si scopre in ascolto poetico con la natura, reimparando a vedere il mondo attraverso i colori.

La sua fantasia trova, poi, nei fiori, uno dei motivi preferiti. La pittrice riesce a farli risaltare dal fondo monocromo utilizzando diverse tonalità, nelle quali la luce si insinua e scivola via. Serena non vuole fotografare, ma dar vita ad una nuova realtà, capace di suggestioni che, in fondo, non sono altro che emanazioni della sua coscienza.

Non mancano i casi in cui la tavolozza si lasci andare, liricamente, a screziature cromatiche che, a volte approdando alla sfera dell’astrazione, si muovono in stesure decorative e percorrono orizzonti diversi, caratterizzati da accordi delicati e da decisi contrasti, dove prende il sopravvento il senso della gestualità. Il suo viaggio, come l’albero di Klee, ha, comunque, le radici nelle esperienze, nella riflessione ed è chiamato a discernere quali sfumature ci possano essere tra il vero e il falso, cogliendo gli aspetti ed i tratti più profondi dei soggetti, ai quali Serena sa conferire una singolare valenza contenutistica ed emotiva, che unisce esteriorità ed interiorità.

 

Arturo Vercellino

E’ INCREDIBILE COME L’OPERA D’ARTE NELLA NOSTRA MENTE ATTIVI CONNESSIONI  IMPENSABILI E TAVOLTA IMPROBABILI.

 I LAVORI DI SERENA DESTANO L’EMOZIONE INDECIFRABILE DI UN SOGNO COME IN UN “DEJA’ VU” AGGIORNATO ED INVERTITO DA    PREMONIZIONI FUTURE.

I LAVORI ESEGUITI CON ECCELSA TECNICA E PERIZIA, TIPICA DI CHI AFFRONTA  I PENNELLI ED I COLORI PER AMORE DELLA CREAZIONE FINE A SE STESSA, HANNO BISOGNO PER ESPRIMERSI DELLA MATERIA VITALE.

LA TELA, LA SABBIA ED IL COLORE SI INNESCANO IN UN PROCESSO ISTINTIVO E MEDITATO AL CONTEMPO, CHE RICORDANO LE SPLENDIDE DECORAZIONI DI MANLIO TRUCCO, QUANDO CHIAMATO DA PARIGI A DIPINGERE LE CERAMICHE ALBISOLESI ERA RIUSCITO A FONDERE LE DECORAZIONI  LIBERTY DELLE STOFFE CON I NASCENTI MODELLI DELLA CERAMICA NOVECENTISTA.

LA CREAZIONE E’ FIGLIA DEL SOGNO ED ECCO CHE DAVANTI ALLA TELA, SERENA VA OLTRE E SI ABBANDONA A VISIONI CROMATICHE ESTREME ASSUMENDO UNA CONSISTENZA  INFORMALE, CHE VIBRA AL RITMO MUSICALE DELLA VITA.

Lorenzo Zunino

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portaledegliartisti.it

L’arte di Serena Baretti spazia indistintamente e con ottimo risultato dal figurativo più tradizionale all’astrattismo di matrice duchampiana e kandiskijana. Quest’ultimo rapisce l’occhio grazie ad accostamenti cromatici d’intensa luminosità, accostati all’utilizzo di tecniche miste che vedono nell’olio, nella vernice e nella sabbia i loro elementi basilari. Immagini di eco astrattista e futurista riempiono le composizioni ben calibrate, con un richiamo pressoché musicale di intime esperienze emotive esternate attraverso la pittura. Serena accompagna l’osservatore attraverso tappe ben definite della sua arte, che si fa via via sempre più personale sul piano lessicale oltre che tecnico; tramite il pennello, infatti,  l’artista riconosce la sua inconscia intimità psicologica, posponendo in materia (quadro) ciò che per lei è immateriale (la propria interiorità).

 

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Serena Baretti ha raggiunto una tappa importante nel suo percorso artistico. I presupposti della sua pittura sono tradizionali; ha iniziato riproducendo i grandi capolavori dell’arte moderna; successivamente si è dedicata alla natura e al mondo circostante: paesaggi, come campi di girasoli, e ritratti, soprattutto donne colte in movenze e gesti quotidiani. Questo tipo di pittura, attraverso la quale Serena ha affinato e perfezionato i propri strumenti tecnici, non era sufficiente a realizzare le sue esigenze artistiche. La pittrice, infatti, era – ed è ancora oggi – alla ricerca di una forma espressiva nuova; a poco a poco, dunque, la sua arte è diventata decisamente consapevole delle proprie potenzialità e dei propri limiti. E tale consapevolezza costituisce un punto di partenza imprescindibile. Il primo passo in questa direzione è documentato dal quadro “ ARCHIVIO DI EMOZIONI ”datato nel 2006, in cui molteplici mani custodiscono l’arte, intesa come pittura, musica e letteratura che interagiscono e collaborano. D’altro canto la pittrice appunta in frammenti lirici le emozioni da cui nasceranno i suoi quadri e si lascia liberamente ispirare dalla musica; nel passaggio dal figurativo all’informale compaiono strumenti musicali, in particolare violini, note, scale e segmenti di poesia.  Appare eclettica la scelta musicale di Serena:  musica celtica con arpe e violini, contrabbassi; musica rock, musica classica e naturale che riproduce il  suono dolce e malinconico delle onde del mare e della pioggia sui vetri. Il punto di rottura e di maturazione si colloca nel momento in cui Serena, spinta dall’amore per l’arte e dal desiderio di superare le soglie imposte dalla superficie, supera le frontiere del quadro e inserisce materiale eterogeneo. La tela entra in contatto con il mondo circostante e si fa materia attraverso l’impiego di scarti di tessuto, pezzi di vetro e corda, sabbia. Si tratta di una tecnica in evoluzione, con cui Serena inizia  a confrontarsi nel 2007. Nello stesso tempo l’attività di restauro esercitata dall’artista condiziona le sue scelte; la pittrice, affascinata dalla preziosità delle opere antiche alle quali restituisce nuovo splendore, decide di completare i propri lavori con l’impiego di tecniche che rimandano all’antico, come la doratura, in suggestivo contrasto con il materiale di riciclo. Gli oggetti dei suoi quadri abbandonano progressivamente ogni appiglio esplicito al reale e Serena riesce a creare un universo personale fortemente simbolico. I colori impiegati rispondo alle sue condizioni emotive e a poco a poco gli strumenti e le note musicali si trasformano e assumono fattezze umane, profili, volti, corpi. Nelle Distese sonore (2010) le note, che riempiono la superficie del quadro, si rivelano anche molteplici e variopinte maschere protagoniste di un carnevale postmoderno. In Favole e musica il violino è anche un sinuoso corpo femminile; le eteree donne di Klimt ispirano Serena nel delicato e orientaleggiante Canto delle nifee. Osservo con curiosità Baccano; l’impiego di vario materiale svela volti e figure che rimandano a Picasso. Domando a Serena il significato profondo delle sue opere. Serena mi parla di amore, di un amore profondo; vuole esprimere la fisicità dell’uomo e della donna; la materia fisica si esprime in figura umana e contemporaneamente viene plasmata sulla tela come in “ I VIOLINI ” (2007) .